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ETICA... è SPORT
Gli ultimi decenni sono stati caratterizzati dalla riscoperta del ruolo dell’etica nella vita ordinaria della collettività e delle singole persone. Si è capito che rispettando alcune regole fondamentali si vive bene come persone singole e si è piú fiduciosi anche nel momento in cui ci si trova a vivere insieme agli altri.
Questa riscoperta non significa che automaticamente tutti siamo diventati piú morali, piú onesti, piú buoni e piú giusti. Si tratta piuttosto di una intuizione, che ora ha bisogno di essere coltivata e mediata culturalmente, in modo che prendano corpo degli esempi tali da persuadere tutti della bontà di questa intuizione immediata.

Il presente “progetto di certificazione etica nello sport” si colloca proprio all’interno di questa opera educativa.

Un “Ethos” che umanizza
Oggi si parla spesso anche di “etica applicata” ovvero dell’esigenza di un’etica, di un quadro valoriale che informi e plasmi le decisioni nelle situazioni diversificate della vita personale e collettiva, che aiuti a dare forma giorno dopo giorno a un costume e a un ethos in grado di umanizzare e dare senso al nostro agire nella professione, nella vita familiare, nella vita pubblica, nella salute, nelle innovazioni tecniche e bioetiche, nelle questioni ambientali, nella vita imprenditoriale e lavorativa, insomma nei diversi àmbiti in cui si dispiegano la persona e la convivenza in vista di una vita spesa bene.
Non basta quindi l’affermazione di grandi princípi, ma anche l’individuazione di comportamenti, di percorsi decisionali, di atteggiamenti e anche di standard valoriali di pubblica rilevanza, in grado di tenere conto anche di terzi, poco o per niente tutelati.
La “certificazione etica” è nata in questo contesto e, in modo generalissimo, come atto mediante il quale una parte terza indipendente e accreditata dichiara che, con ragionevole attendibilità, un determinato prodotto, processo o servizio è conforme a una specifica norma, o ad altro documento normativo, ma è anche conforme a una costellazione di valori comuni che in quel momento una comunità di persone avverte a rischio: perciò, tende a rilegittimare tali valori mediante un percorso il piú possibile obiettivo e condiviso.

Certificare l’etica nello Sport
È soprattutto quest’ultimo il nostro caso, quello della certificazione etica nello sport. Va detto subito che tale certificazione non è né un ulteriore assolvimento burocratico, né una carta da spendere all’esterno lasciando l’interno intatto.
Oggi vi è perfino un eccesso di proliferazione delle certificazioni, tuttavia, va dato atto al fatto che la certificazione svolge una preziosa funzione di pressione virtuosa a “mettersi in regola” prendendo le mosse da riferimenti essenziali - alcuni universali condivisi - e in grado di essere efficacemente controllati. Va da sé che sia la formazione sia il controllo risultano decisivi per garantire la bontà dell’intero processo della certificazione.
La Certificazione Etica nello Sport, all’interno di questo profilo, non è un riconoscimento di facciata, ma lo strumento per diffondere concretamente una visione globale dell’attività e della pratica sportiva, per promuovere un percorso formativo integrale della persona attraverso e nello sport, per garantire l’autenticità dei valori promossi nello sport, per creare condizioni di verifica della reputazione, visibilità e riconoscibilità degli operatori sportivi che hanno adottato percorsi “coerenti”, verificati e mantenuti nel tempo.
Si tratta di una iniziativa coerente anche con il fatto che nel recente rapporto sul capitale sociale in Italia, si continua a registrare nel Veneto la piú alta presenza di soggetti collettivi e individuali che si dedicano a iniziative legate all’attività sportiva e alle associazioni che vi gravitano attorno. È un mondo importante, è un “capitale sociale” che va coltivato e rilanciato.
La sottolineatura che qui possiamo fare riguarda proprio la figura del “valutatore”, il quale diventa qualcosa di piú di un semplice agente asettico; egli, infatti, ha l’opportunità di diventare un vero e proprio operatore per la ricostruzione del capitale sociale e legale nella nostra realtà civile, a partire dall’esperienza dello sport.
Il coinvolgimento di molti soggetti pubblici e privati (dal mondo istituzionale a quello imprenditoriale, finanziario, bancario, …) nella condivisa determinazione a promuovere e avviare il percorso della certificazione etica nello sport, è quanto mai rispondente a una comunità civile che proprio nello sport continua a vedere qualcosa di piú che un “modo per fare soldi in poco tempo”.
Certo, occorre che in tutto il nostro Paese si guardi all’universo sportivo non solo con l’unilateralismo del criterio economicista, ma anche con quello civile di un àmbito in cui si apprendono virtú e valori pubblici, di cittadinanza, di volontariato, di associazionismo, insieme ad atteggiamenti di cooperazione e convivenza.

Etica: di cosa stiamo parlando?
C’è chi pensa: «l’etica: bella ma impossibile!». Altri, invece, affermano: «L’etica: gran bei discorsi, ma astratti. La gente guarda al concreto della vita, e nella vita conta il risultato!». Vi è, per contro, chi pensa all’etica come a un quadro di princípi che contano “a prescindere”: il principialismo, prima di tutto.
Inoltre, vi è chi oggi usa l’etica come se si trattasse di operare un restauro di facciata per diventare piú presentabili in società, ma poi nei fatti e nella realtà quotidiana si muovono in ossequio al mero tornaconto … Altri ancora, poi, pensano all’etica anche come a una “crocerossina”, che serve solo quando le cose vanno male … Per “Etica”, invece, qui intendiamo l’insieme dei capisaldi, dei punti di riferimento, che ciascuna persona deve avere per umanizzarsi sempre di piú insieme agli altri, e nel caso dello sport, insieme a tutti coloro che praticano attività sportive.
L’etica è ciò che aiuta a umanizzare la persona Essa non ha senso al di fuori di un cammino di umanizzazione. Qui si trovano i criteri decisivi di ogni valutazione etica: come fare per crescere noi stessi e aiutare anche altri a crescere in umanità? L’etica quindi esprime la ricerca e la messa in luce di tutto quanto concerne il libero agire umano in relazione a dei valori fondamentali, verte sul significato di tali valori, esamina la loro fondatezza. In quanto tale, l’etica fa riferimento alla nostra natura razionale e dialogica. Essa non si impone, ma si propone alla nostra libertà, alla nostra ragionevolezza e dialogicità. L’etica in prima istanza raccomanda, consiglia, appella e auspica in vista di una “vita buona, ben vissuta e ben impegnata”.
L’etica è il desiderio di una vita realizzata, con e per gli altri, nel contesto di istituzioni giuste (P. Ricoeur).
L’Etica dunque fa riferimento a un cammino di umanizzazione. Risponde all’essenza dell’uomo, il quale non è un essere pre-determinato, già tutto fatto, preda di forze cieche, ma è posto nell’esistenza come un essere libero e capace di autodeterminarsi. Ragione e libertà al servizio di una vita vissuta bene. In questa ricerca nessuno è solo: vi è sempre l’altro.
È proprio della natura dell’uomo essere aperto all’altro: «La relazione con l’altro mi mette in discussione, mi svuota di me stesso e non cessa di svuotarmi scoprendo in me delle risorse sempre nuove. Io non mi sapevo cosí ricco, ma non ho piú il diritto di conservare nulla» (E. Lévinas).

Il “valore”
In questa linea comprendiamo anche il significato di “valore” e “disvalore”. “Valore” è tutto quanto accresce la mia e la nostra umanità. “Disvalore” è tutto quanto diminuisce e compromette la mia e la nostra umanità. Da ciò appare chiaro che nel fare la scelta di un valore occorre considerare se tale scelta vada nella direzione di accrescere oppure di compromettere la mia e la nostra umanità.
I valori hanno una funzione orientatrice generale: una società dà piú o meno consenso a degli ideali da perseguire insieme, confrontandosi anche con le difficoltà e le speranze dell’esperienza sociale. Essi ci aiutano a trovare una gerarchia, una scala di valori, per permettere la legittimazione delle nostre scelte etiche.
«Non ci si può sottrarre all’impressione che gli uomini di solito misurino con falsi metri, che aspirino al potere, al successo, alla ricchezza e ammirino queste cose negli altri, ma sottovalutino i veri valori della vita», (S. Freud, Il disagio della civiltà, in Opere, Boringhieri, Torino1967-1980).

Il divieto
E si chiarisce anche immediatamente il significato del “divieto”: i divieti sono al servizio di una vita umana sensata e di un continuo processo di umanizzazione.
I divieti aiutano a crescere in umanità. «L’uomo non è una creatura mansueta, bisognosa d’amore, capace al massimo di difendersi quando è attaccata; è vero invece che occorre attribuire al suo corredo pulsionale anche una buona dose di aggressività […]. La civiltà deve fare di tutto per arginare le pulsioni aggressive dell’uomo. Di qui le restrizioni della vita sessuale, e anche l’imposizione ideale di amare il prossimo come sé stessi, la cui giustificazione è proprio il fatto che nessun’altra cosa va tanto contro la natura umana originaria» (Il disagio della civiltà, op. cit., p. 599). I divieti e i precetti morali hanno di vista la stessa esistenza della società.

La regola
Cosí anche il significato della Legge: è la regola, o l’insieme delle regole ragionevoli dettate in vista della umanizzazione di tutto il gruppo. La legge è nella sua essenza, opera della ragione al servizio del bene della persona e della comunità. Esprime ciò che è bene e necessario fare, obbliga o proibisce e punisce. Offre soluzioni ragionevoli da applicare in un contesto di situazioni simili.
Le regole e le leggi servono sia per una buona scelta, sia per la pacifica convivenza. La legge dà un contenuto ai princípi etici piú ampi e ai valori condivisi con maggior o minor coscienza. La legge designa l’insieme delle prescrizioni assunte da una determinata società per regolare la propria esistenza.
La stessa norma ci viene a significare la regola, il limite fissato, la strada tracciata, la frontiera imposta per avvicinarci sempre di piú al fine della umanizzazione. Essa serve da strumento di chiarezza sulle condizioni che assicurano la validità delle nostre decisioni. Le regole, le leggi, i codici hanno una funzione normativa determinata e determinante, piú definita e definitiva. Le norme che guidano l’azione in modo immediato servono a “regolare” le frontiere tra ciò che è moralmente buono e imposto e ciò che è moralmente cattivo e vietato. La norma è una regola di condotta che prescrive alla persona il compito che deve compiere in vista dei diritti, dei doveri e competenze che gli sono riconosciute, e definisce anche le sanzioni che riguardano chi non rispetta la norma stessa.

La morale
Con queste ultime chiarificazioni siamo entrati nel campo della Morale vera e propria. La morale mette in opera valori e norme affinché l’uomo e la società divengano sempre piú umani. Umanizzare è il verbo chiave della morale che riguarda l’agire delle persone e i costumi del vivere in società.
La morale infatti nasce dalla presa di coscienza del legame necessario che ci unisce agli altri, un legame ad un tempo benefico ed esposto-rischioso, che ci chiama a una responsabilità precisa. La morale nasce per scongiurare la guerra di tutti contro tutti, e impedisce che si instauri la legge della giungla, ovvero il diritto del piú forte. La morale svolge l’importante funzione di regolazione ossia risponde a un insieme di bisogni sociali: rispettare gli altri e i beni degli altri, regolare i rapporti sociali con regole e obblighi, interdizioni e divieti …  La morale indica l’insieme dei comportamenti cosí come vanno a essere vissuti in una data società, fino a creare un “clima sociale”, un “costume pubblico” e un “ordine civile”. Indica le regole necessarie per gestire bene il legame sociale. Essa lo fa in vista di rispondere ad alcuni bisogni umani fondamentali che caratterizzano le relazioni umane in società: bisogno di fiducia e di sicurezza, di scambio e di riconoscimento, di serenità e di reciprocità.
L’educazione morale occupa dunque un posto chiave: un’educazione morale appropriata offre le condizioni per un’apertura di spirito e di cuore sui piú grandi ideali che deve perseguire l’umanità. Una vita morale vissuta con rettitudine, sotto la spinta della ragione, costruisce un mondo piú giusto e piú umano. Un’educazione che avviene tramite la testimonianza e il “buon esempio” degli adulti. L’educazione ai diritti e ai doveri va condotta di pari passo. A ogni diritto corrisponde un dovere, cosí come a ogni dovere corrisponde un diritto. In senso morale, il diritto definisce ciò che è esigibile e ciò che è interdetto dentro una collettività umana, conformemente a delle regole formulate, cosí come le sanzioni che saranno decise verso chi viola queste regole. Il dovere esprime la cosa da fare nella sua realtà oggettiva: ciò a cui ci troviamo obbligati, perché quella data cosa si impone a noi con autorità, suscitando il nostro rispetto. Il “senso del dovere”, oggi in crisi forse anche a causa di eccessi moralistici, si manifesta in realtà come un grande aiuto specialmente quando ci sentiamo in crisi o disorientati, perché la sua osservanza ci mantiene in careggiata.
Il Codice assolve alla funzione di individuare un insieme di valori e di regole di azione proposti agli individui e ai gruppi tramite apparati precettivi diversi, quali la famiglia, le istituzioni educative, le chiese, i gruppi sociali, gli ordini professionali …

Etica … nello Sport
Lo sport si affermò ben presto nel mondo degli uomini come mezzo di elevazione morale poiché, attraverso lo sforzo fisico teso al superamento dell’avversario o di una figura ideale di avversario, sviluppa qualità interiori come la volontà, il coraggio, l’abnegazione, lo spirito di sacrificio e la perseveranza. Il tutto in vista del buon fine di una bella e buona prestazione sportiva. Oggi, favorito dal crescente miglioramento delle generali concezioni di vita, lo sport costituisce ormai un fenomeno sociale di rilevanti dimensioni. Allo sport di vertice si abbina, intersecandosi, il concetto dello “sport per tutti”, che vuole riconoscere ai cittadini il diritto di praticare l’attività fisica piú confacente alle loro attitudini.
I mass media hanno reso lo sport non solo linguaggio capace di far convivere e applicare medesimi regolamenti alle culture e alle tradizioni piú diverse, ma hanno proiettato personaggi e campioni di ogni etnia dalle terre piú sperdute, facendoli sentire tessere indispensabili nel mosaico del vivere quotidiano. Lo sport, oltre che fenomeno sociale, è anche e soprattutto un fatto culturale, intimamente connesso con lo spirito umano e con l’agire umano.
Un fenomeno di tali dimensioni non può ovviamente essere esente da implicazioni economiche tutt’altro che trascurabili e da influenze, non sempre positive, di vasta portata, sul costume della società contemporanea. Il processo di globalizzazione, se da un lato ha permesso di superare gli angusti limiti del nazionalismo, dall’altro ha esasperato l’agonismo sportivo, spesso impoverendolo dal punto di vista etico. La logica del business, l’ingerenza degli sponsor hanno portato molti atleti ambiziosi di fama e di denaro a pratiche illecite, quali il doping.
Purtroppo il desiderio di emergere e di primeggiare senza rispettare alcune regole fondamentali, è entrato anche nello sport non agonistico. È cronaca di tutti i giorni la scoperta tra i “dilettanti” e gli “amatori” (anche giovanissimi) di abuso di sostanze stupefacenti e farmaci al fine di migliorare la prestanza fisica ed il rendimento. L’attenzione dedicata dai mass media allo sport è enorme, creando nel contesto sociale che circonda gli atleti e gli eventi agonistici, aspettative e tensioni che degenerano anche in violenza.

Un progetto educativo
Poche cose mancherebbero oggi allo sport: non la diffusione, non il denaro, non il consenso di un vasto pubblico, non gli atleti. Probabilmente, però, manca un chiaro progetto educativo, rivolto particolarmente ai ragazzi e ai giovani, che sottragga l’attività sportiva all’àmbito del puro esercizio fisico e la restituisca all’educazione, cui essa deve appartenere.
«L’educazione - sottolinea il filosofo Immanuel Kant - è il piú grande e piú difficile problema che possa essere proposto all’uomo». Se lo sport non educa, quindi, non vi è ragione sufficiente perché in esso si investano potenti risorse ed energie; sarà soltanto uno svago per i dilettanti e un mestiere per i professionisti al pari di tante altre attività che non fanno notizia.
Lo sport non ha il dovere di essere soprattutto spettacolo; meglio che si attrezzi a essere educazione, occasione di crescita autentica e completa, palestra oltre che di talento atletico, anche di valori e di esercizio di virtú.
Credere allo sport in tal senso significa disporsi a una novità di pensieri, di atteggiamenti e di azioni non comune nel mondo sportivo; significa diventare noi stessi uomini nuovi, capaci di rigenerare dal di dentro le infinite potenzialità che il mondo sportivo non sempre riesce a esprimere e di renderci attenti e disponibili alla vocazione totale dell’uomo, anche attraverso lo sport.  È giunto pertanto il momento di cercare una nuova coerenza educativa, prendendo le distanze da concezioni obsolete e false idolatrie, cercando piuttosto di sviluppare le componenti etiche, culturali e sociali del fenomeno sportivo.

Autentica esperienza etica
Il progetto di certificazione è sorretto da una convinzione, ossia che l’attività sportiva dal suo interno, dal di dentro delle sue pratiche, possiede le condizioni e le risorse per maturare nelle persone una autentica “esperienza etica”. L’etica non si attacca dall’esterno allo sport, ma nella stessa attività sportiva può far maturare valori e atteggiamenti etici importanti per l’esistenza personale e collettiva.
L’uomo non è fatto solo per vivere, ma per vivere bene (Aristotele), che non è solo lo star bene con sé stessi, passarsela bene, ma è vivere per …, è spendere bene la propria vita, in vista di un fine umanamente sensato, dove l’umano fiorisce e si accresce. È il farsi storia concreta della grammatica elementare dell’umano: rispettare ed essere rispettati, riconoscere l’altro ed essere riconosciuti come persone e non come strumenti, mettere in valore le potenzialità corporee, poter fare affidamento e poter avere fiducia, essere leali e fare della lealtà uno stile di vita, contribuire alla pacifica convivenza grazie alla reciprocità tra diritti e doveri, poter sperare in un futuro di umanizzazione.

Vita buona e ben vissuta …
La ricerca e la realizzazione di una vita buona, ben vissuta, è un programma integrale e sentito universalmente. È un programma integrale perché tutti gli aspetti e le espressioni della persona vi sono coinvolti, compresi quelli sportivi. La prospettiva etica di fondo è dunque quella di una vita spesa bene e non di una vita buttata via, una vita sprecata. È questo il linguaggio elementare ma essenziale e inaggirabile di una autentica esperienza etica nella sport.
Nell’esigenza etica si custodisce il desiderio dell’uomo di una vita sempre piú autentica, piú consapevole, piú onesta e sincera, con una coscienza retta e responsabile. C’è una carica di cambiamento: l’etica risponde al bisogno dell’uomo di non soccombere alla brutalità di taluni meccanismi di asservimento e di spersonalizzazione, di massificazione e di violenza, di non perdere sé stesso in nome di quel realismo bruto dei rapporti di forza, di commercializzazione e monetizzazione, che alla fine stritolano la dignità personale.

… con e per gli altri
Qui noi facciamo riferimento dunque a una prospettiva etica che intende coniugare la dignità della persona, la sua unicità, il suo essere sempre un fine e mai un mezzo, con la rete delle relazioni interpersonali, dei rapporti di amicizia, di vicinanza, di associazione in cui non si è soltanto insieme con gli altri ma si cerca anche di contribuire al bene degli altri, dentro a istituzioni ossia a luoghi strutturati che si organizzano e articolano sulla base di una continua ricerca e realizzazione della giustizia nelle sue diverse declinazioni.
Tendere a una vita buona … con e per gli altri … all’interno di istituzioni giuste, è questo il profilo e l’articolazione di un’etica in grado di aprire un varco tra il senso e il non senso dell’esistenza umana. Cosí, persona, rete associativa, contesto istituzionale, vi sono coinvolti e messi in valore al di là del moralismo e del cinismo sociale.

Sport: elementi essenziali
Nel mondo dello sport sono tre gli elementi implicati in maniera esemplare e paradigmatica: la persona, l’ambiente comunitario e le istituzioni-organizzazioni.

•     La persona

Nello scenario e nella pratica sportiva la “persona” rinvia e chiama in causa direttamente i vari soggetti ivi implicati, non formalmente ma concretamente rispetto al loro carattere morale, agli abiti o atteggiamenti morali assunti, la coscienza che li guida e che discerne le situazioni e i valori in gioco, la competenza decisionale e cosí via.
Nella certificazione etica nello sport si mira coerentemente a individuare “requisiti” e “buone prassi”, tali da poter essere verificati, cosí che dagli atleti ai genitori, dai dirigenti ai tifosi e appassionati, dagli operatori della comunicazione a quelli della commercializzazione, dal medico all’allenatore, venga intrapreso un processo di responsabilizzazione effettiva.

•     L’ambiente comunitario
L’ambiente comunitario si riferisce non solo alla componente strutturale, ma propriamente all’ethos formativo, al mondo sportivo come comunità educante, con attenzione al particolare rapporto tra etica e sport, ossia al fatto che l’etica non procede dal di fuori ma dall’interno stesso del mondo sportivo, in quanto si è presa coscienza che da esso, grazie a una fedele e paziente opera maieutica, si possono far emergere processi cognitivi morali e pratiche in grado di educare eticamente.

•     Il contesto istituzionale
Il contesto istituzionale si riferisce al fatto che la realtà sportiva nei suoi diversi àmbiti (economico, finanziario, commerciale, manageriale, medico, …) partecipa a una piú generale ricerca e costruzione dell’orizzonte di una società giusta e promotrice della persona e del legame sociale.

La Certificazione Etica … nello Sport
Abbiamo visto che il progetto della “certificazione nello sport” è sorretto da una convinzione, ossia che l’attività sportiva dal suo interno, dal di dentro delle sue pratiche, possiede le condizioni e le risorse per maturare nelle persone una autentica “esperienza etica”.
L’etica non si attacca dall’esterno allo sport, ma nella stessa attività sportiva può far maturare valori e atteggiamenti etici importanti per l’esistenza personale e collettiva. Ciò significa che il discorso etico nello sport non concerne immediatamente i giovani, come troppo frettolosamente oggi si ritiene, ma chiama in causa prima di tutto, fuori da ogni ipocrisia, gli adulti.
«Il fattore educativo - dichiara in modo forte e convinto l’ex arbitro Agnolin - è alla base dell’attività dei ragazzi e non devono vivere come un fallimento l’insuccesso. Il conflitto con gli interessi di molti genitori e con la capacità didattica degli istruttori è palese. Le società sportive devono svolgere un ruolo sociale e non costruire campioni: quelli che non raggiungono gli standard richiesti, altrimenti, finiscono per sentirsi traditi e odiare lo sport. Chi si prende l’impegno di insegnare, deve averne la preparazione morale, mentale e culturale».
Inoltre, dobbiamo tenere presente che l’apprendimento etico avviene mediante modelli di identificazione e forme di vita in cui si entra a far parte attraverso un ethos (ovvero, un ambiente).  Lo sport è proprio questo ambiente che può far apprendere i valori etici di fondo! Per questo esso deve prenderne coscienza e attrezzarsi in senso positivo. È tutto il mondo sportivo che deve avere uno scatto d’orgoglio e ripartire da una “metanoia”, da un cambiamento radicale delle coscienze, al fine di presentarsi credibile di fronte all’intera società. Le istituzioni sportive, infine, in quanto “istituzioni”, devono prima di tutto articolarsi secondo i princípi di giustizia, di legalità, di trasparenza. Non sono realtà extraterritoriali … Al contrario sono soggetti civili, dentro quel tessuto del Paese civile sul quale grava una speciale responsabilità in ordine alla costruzione della coscienza pubblica nel nostro Paese.
La certificazione etica, colta all’interno di questo scenario esigente e promettente, ci aiuterà ad andare oltre il moralismo e il cinismo, che tracciano l’oscillazione di tanti discorsi e chiacchiere inconcludenti che oggi intasano l’universo sportivo. Anche qui ricorro alle parole di un noto e apprezzato protagonista dello sport italiano, Francesco Rocca, commissario tecnico della nazionale calcio under 19, quando, stanco di lanciare l’allarme sulla mancanza di etica nello sport per i giovani, afferma: «Mi hanno massacrato per 25 anni facendomi passare per pazzo. Conta solo l’esempio, le parole sono inutili. A che serve parlare di valori in un mondo di ipocriti e di corrotti?».
Il progetto della certificazione etica nello sport è un passo convincente per fare strada all’esempio e smetterla con le parole inutili.
L’etimologia della parola “certificare” implica già l’etica! Il termine, che deriva dal latino certus (“certo”) + facere (“fare”), significa appunto “fare secondo verità”. “Certus”, infatti, participio passato di “cernere” (separare, setacciare, scegliere, decidere, deliberare), alla lettera significa “ciò che è separato dal falso”, ciò che è sicuro, non dubbio, secondo verità. Il “certificato”, dunque, diventa una dichiarazione rilasciata da un ente, organizzazione o persona qualificata, finalizzata ad attestare l’effettiva esistenza o verità di un fatto, di una situazione, di una condizione.
È un’attestazione, manifestata da parte terza, di conformità a uno standard definito per legge (norma) o volontariamente accettato (disciplinari, standard).

L’etica del valutatore …
Prima di tutto una coscienza retta. La coscienza morale va distinta dalla coscienza psicologica o dalla coscienza di sé: non è né una facoltà né un habitus, ma l’applicazione della conoscenza alla condotta. È un’attività della ragion pratica che indica che cosa bisogna fare o evitare perché conforme o meno al bene della persona. Quando un atto appare alla ragione come il bene da farsi, bisogna farlo. La coscienza della persona umana libera è inviolabile. La tensione tra la legge e la coscienza deve risolversi in favore di quest’ultima.
Tuttavia, lo sforzo di ogni soggetto morale è di cercare di comprendere bene le norme oggettive e cercare di interiorizzarle. Tale giudizio di ragione deve essere presente nell’intimo della persona. Come per la legge naturale, la coscienza riguarda la dimensione razionale dell’uomo e la sua attitudine a giudicare. Quando un uomo conosce, di fatto, pronuncia sempre un giudizio di conoscenza. Grazie a tale giudizio la persona umana percepisce la qualità morale dell’atto compiuto o che andrà a compiere. La coscienza ha dunque a che fare con il giudizio di bontà o di malvagità di un atto da compiere. Questo perché, qualsiasi atto io compia, ha sempre un risvolto personale e comunitario.
Quando l’uomo prudente ascolta la coscienza morale, egli matura progressivamente una certa abilità nel discernere a partire dall’esperienza. Ma perché vi sia coscienza morale è necessaria una formazione. È a contatto con differenze colte in esperienze elementari della vita che un qualcosa come la coscienza si afferma. Essa non sorge come una specie di facoltà che dispiegherebbe le sue potenzialità in qualche maniera immanente e organica: ha bisogno, invece, di incontrare la realtà, ovvero scoprire la complessità delle cose (cfr.: P. Valadier, Elogio della coscienza). Da ciò distinguiamo:
a) la formazione esperienziale, dove l’incontro con l’esperienza elementare forma la coscienza, che diventa capace di dare un giudizio sulle cose;

b) la formazione culturale, dove l’apprendimento del patrimonio di valori e di tradizioni, che fondano la società nella quale l’uomo nasce e vive, contribuisce a formare la coscienza;

c) la formazione religiosa: la coscienza morale retta e veritiera si forma con l’educazione, con l’assimilazione della Parola rivelata e dell’insegnamento della Comunità. 

Norme e coscienza civile
Quali norme deve seguire la coscienza morale?

1) le norme civili, ovvero l’insieme delle leggi che governano uno Stato;

2) il patrimonio dei valori propri della tradizione a cui si appartiene;

3) le leggi universali, che si possono raccogliere in due piú generali: a) non è mai consentito fare il male, perché ne derivi un bene; b) «Tutto quanto volete che gli uomini facciano a voi, anche voi fatelo a loro», ovvero la cosiddetta “Regola d’oro”.

Dal Progetto ... al Percorso
Da sempre lo Sport si regge su valori che gli sono intimamente connessi e che perciò lo rendono credibile e prezioso per la formazione integrale della persona e per la sua valenza pubblica e civile. Lealtà, rispetto di sé e dell’altro, spirito di squadra, temperanza, capacità di affrontare sacrifici, prove e sconfitte, senso della legalità, scoperta di sé, delle proprie potenzialità e dei propri limiti, sincerità, capacità di mettersi in gioco, di decidere in emergenza, formazione della coscienza, …, sono tutti valori intrinsecamente morali che l’ambiente sportivo coltiva e trasmette dal proprio interno. Si tratta di un patrimonio antropologico ed etico che il progetto della “certificazione etica nello sport” intende far emergere, potenziare, strutturare e sottoporre a verifica attraverso valutazioni appropriate.

Ethos sportivo
L’“ethos sportivo” costituisce la prima e autentica forza formativa del vissuto sportivo. I valori fondamentali della vita umana vengono trasmessi in modo credibile ed efficace attraverso visibili “forme di vita” che mostrano come i valori concretamente “in-formano” lo stile di vita delle persone e delle istituzioni.
Il Progetto “Formazione e Certificazione Etica nello Sport” assume perciò la forma di vita dell’ambiente sportivo come la via decisiva per attivare autentici processi formativi adeguati a tutti i soggetti che vi fanno parte e nello stesso tempo per diventare feconda anche per tutta la società civile.
La certificazione etica, in modo particolare, mira a rendere concreto e verificabile questo orientamento fondamentale, trasformando un “progetto” in “percorso” che permetterà:

a) alla dirigenza sportiva di strutturare e condurre in modo etico e socialmente compatibile i rapporti con tutti i soggetti che con essa interagiscono e in particolare con i propri atleti;

b) alle parti interne ed esterne all’organizzazione sportiva di valutare, a fini certificativi e non, la capacità dell’organizzazione stessa a ottemperare a specifici requisiti;

c) alle società sportive di essere sostenute, attraverso opportuni interventi fiscali, e accompagnate, attraverso specifici accordi con il mondo scolastico-universitario, nell’affiancare gli atleti anche nella loro formazione culturale e professionale.
Il Progetto, infine, inserendosi nel piú ampio impegno della Comunità Europea, si propone di sviluppare la dimensione sportiva, «promuovendo l’imparzialità e l’apertura nelle competizioni sportive e la cooperazione tra gli organismi responsabili dello Sport e proteggendo l’integrità fisica e morale degli sportivi, in particolare dei giovani sportivi» (cfr. Cost. Europea, Parte III, Tit. III, C. 5, Sez. 5, art. 3, g).

Lorenzo Biagi
Filosofo morale, Fondazione Lanza – Padova
info@eticaesport.it


[Cfr.: Esicert, Certificazione etica nello Sport. Leali nello sport, Leali nella vita. Guida all’organizzazione e alla gestione dell’etica nello sport. Proget Edizioni, Padova 2012, 29-45]

 


 

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